Pugnali e poteri (6)

“Mia signora, devo confessarti di aver violato la consegna, oggi”.
Belladonna sorrise in attesa del seguito.

“Ero di guardia ai tuoi alloggi, però è arrivata Tessa, si è inginocchiata ed ha bevuto tutto il mio succo. Due volte, mia signora”.
“E’ per questo dunque che il tuo membro oggi è così riluttante a lasciare la posizione di riposo. Pensavo di non piacerti più, e questo sarebbe stato certamente più grave”.
“Mia signora, sei sempre bellissima. Credo che Tessa l’abbia fatto proprio per questo, per essere sicura che io non avessi più forze”.
“E allora, per punizione, non appena avremo finito andrai ad inginocchiarti davanti a lei e la servirai finché non chiederà mercé. Ma prima condurrai qui Arjo Fennersson, e adesso aiutami ad asciugarmi”.

Belladonna non si era rivestita e attendeva indossando solo la morbida cappa tessuta nel Regno del Nord, accanto al braciere, quando Rebon spinse all’interno del suo alloggio il giovane Barbaro. Il piccolo lancere non aveva voluto correre rischi, o forse aveva ritenuto importante dare un segnale, perché Arjo Fennersson aveva ceppi ai polsi ed alle caviglie ed era malamente coperto da un logoro mantello con i colori di una sconosciuta famiglia. I piedi nudi sporchi di fango, tremava visibilmente per il freddo e la paura.

“Rebon, fai quello che devi fare, e dimmi quando posso cominciare”, disse l’ufficiale maggiore liberandosi della cappa; con un rapido gesto spogliò Arjo Fennersson del mantello per spingerlo poi a sedere sull’orlo della branda perfettamente rassettata. “E tu stai fermo”, gli intimò.
“Puoi cominciare quando vuoi, mia signora”, fu la quasi immediata risposta del lancere.
“Zitto e fermo, Arjo Fennersson”, ripeté Belladonna avvicinandosi al giovane Barbaro fin quasi a sfiorarlo, per poi proiettare il suo potere, tramite lui, attraverso la brughiera gelata.

Il potere dell’Elfa corse nel freddo senza trovare il bersaglio. Belladonna si avvicinò ancora di più ad Arjo Fennersson, il cui corpo reagì obbediente: il membro virile si eresse puntando verso l’alto, e sfiorò le morbide labbra della succosa vagina. In quel punto il potere di Belladonna divenne improvvisamente più forte e consapevole, sino a che l’Elfa vide letteralmente il mago seduto ad un rustico tavolo coperto di carte, l’espressione stanca ma determinata. Provò a parlargli ma non ci riuscì; aveva bisogno di maggior potere e per ottenerlo si abbassò a sedere inghiottendo fino in fondo il turgido membro.

“Ci rivediamo, mago”. Belladonna formulò la frase con il solo pensiero e le sue parole risuonarono improvvise nella mente di Hideanseek, “ho deciso di fare ancora affari con te”.
La sorpresa si dipinse per un attimo sul viso del mago, sostituita da una franca risata.
“Stai facendo progressi, vedo”, fu la risposta di Hideanseek giunse a Belladonna allo stesso modo.
“Potrebbe interessarti una nuova recluta per la tua armata?”, chiese l’Elfa.
“Se stai parlando di te, sei la benvenuta. Non possiamo pagarti come la Regina, ma possiamo garantirti la vita, cosa che la tua padrona non ha intenzione di fare. Forse non sai che se sono finito qui è perché avevo l’ordine di farti tornare alla capitale e consegnarti al boia”.
Belladonna scosse le spalle: “Sono abituata a trattare con i re e sono convinta che siano tutti un po’ matti. La Regina Nera lo è forse un po’ di più, ma penso di riuscire a cavarmela. No, in realtà io volevo offrirti il Re Fuggito, con la moglie e le figlie. Il figlio è fidanzato con la Regina, devo portarlo alla capitale per le nozze”.
“Credo di capire: dato per morto il padre, la tua Regina sposerà l’erede e si proclamerà regina dei Boschi, dopo essersene liberata. Interessante”.
“Per le nozze ci vorrà ancora un po’ di tempo. Dovremo prima vincere questa guerra. E a proposito di guerra, ho un’altra proposta per te”.
“Il Popolo degli Uomini Liberi intende restar fuori dalla vostra guerra”.
“La nostra guerra vi porterà dentro, che lo vogliate o no: chiunque vinca sarà abbastanza forte da spazzarvi via, alla fine. Gli Elfi pensano alle Terre Conosciute come ad un grande impero in cui l’unico posto per gli uomini è quello di servi”.
“Ovviamente il Popolo Libero non è d’accordo”.
“La mia regina pensa al Nord come ad un posto perfetto per deportarvi gli Elfi e lasciarli estinguere”.
“Qui ci siamo già noi, non c’è posto per altri”.
“Dovrete quindi scegliere con chi stare, e dovrete farlo subito”.
“Diciamo che io posso decidere per il Popolo degli Uomini Liberi e che tu puoi decidere per la Regina. Convincimi, allora: cosa mi offri?”, replicò il mago dando il via alla trattativa.

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