Pugnali e poteri (4)

L’Elfa si rialzò con calma e si riallacciò le ampie brache: il potere si era ripreso il membro virile, per la meraviglia di Calibean, Valdariel e Lillian Fennersdottir che fecero in tempo a vedere l’inguine liscio e depilato e la succosa vagina dalle labbra spalancate, e per il rimpianto di Arjo Fennersson che non aveva smesso di agitarsi, di sobbalzare ritmicamente con i fianchi come se ancora fosse montato da un insostenibile stallone e di emettere lamenti soddisfatti.

“Puoi rialzarti adesso, Arjo Fennersson”, ordinò Belladonna; aveva le labbra più piene e gli occhi brillanti per il piacere provato e per l’esercizio del potere, che si era rincantucciato in un angolo della sua mente e restava lì, pronto ad essere utilizzato di nuovo. Aveva imparato un’altra cosa: se usava il potere con il sesso lo rendeva più forte.

Ancora tremante, il giovane Barbaro si alzò faticosamente in piedi, il turgido membro virile puntato verso l’alto, il sottile filo di sangue che dall’ano dilatato colava lungo la coscia fino al tallone. Belladonna sorrise.

“Molto bene, Arjo Fennersson, vedo che sei finalmente pronto. Sceglierò io per te: usa Valdariel, e prenditi tutto il tempo che ti serve”.

Il giovane Barbaro si avvicinò all’Elfa bruna e fu fermato da un nuovo ordine di Belladonna: “Da dietro, Arjo Fennersson, come io ho usato te”. Soggiogata dal potere, Valdariel si chinò in avanti ed appoggiò i gomiti in terra, offrendo le natiche e la perla grigia dell’ano; Arjo Fennersson prese posizione con gesti incerti e fu fermato dalla voce della sorella, che ben conosceva gli effetti del potere sul membro virile del fratello.

“Padrona, posso prepararla io, per non farle sentire dolore? Ti prego, da donna a donna per una donna”.
Belladonna annuì brevemente prima di rispondere: “E sia, ma fai in fretta, Lillian Fennersdottir, tuo fratello non può aspettare a lungo, e anche Valdariel non vede l’ora”.

Era vero. L’Elfa bruna tremava di aspettativa e desiderio, e nell’atmosfera fredda e fumosa del locale, resa più spessa dal potere che la riempiva, tutti sentirono distintamente l’odore della sua succosa vagina che aveva preso a stillare tutti i liquidi del gioco del piacere.

Lillian Fennersdottir si sputò abbondantemente sul palmo della mano e prese ad accarezzare con delicatezza il membro virile del fratello, fino a bagnarlo tutto, ed a farlo diventare ancora più teso e turgido, poi infilò gentilmente le dita nell’ano esposto di Valdariel, che a quella precisa carezza rispose con gemiti e lamenti, cui fecero eco quelli di Arjo Fennersson. Il giovane Barbaro aveva proprio davanti agli occhi lo spettacolo della carne che cedeva e si dilatava in attesa di un turgido membro.

“Basta così, Lillian Fennersdottir. E tu, Valdariel, apriti bene”. In realtà Belladonna non pronunciò una sola parola, e fu il suo potere a dare gli ordini. La Barbara arretrò restando in ginocchio, Valdariel si raddrizzò come poté e, rinunciando ad appoggiarsi sui gomiti, si afferrò di nuovo le natiche con le mani per allargarle, chinandosi poi lentamente in avanti per offrirsi di più e meglio.

Obbedendo ad un altro ordine del potere che di nuovo aveva pervaso tutti i presenti, Arjo Fennersson affondò con un sol colpo il membro virile nell’ano spalancato dell’Elfa bruna.

Il potere aveva reso rovente l’aria. Avvolto, spinto, intossicato da quel potere che sembrava solo poter crescere il giovane Barbaro spruzzò finalmente il succo nell’ano di Valdariel con un ruggito, cui fece eco il gemito sottomesso dell’Elfa. Contemporaneamente Lillian Fennersdottir e Calibean, così come si trovavano, raggiunsero a loro volta il piacere con sospiri e gemiti.

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