Contromisure (6)

Il robusto ufficiale proveniente dalla Provincia Perduta recitò con voce monocorde l’ordine di battaglia e le manovre da compiere sul campo. Belladonna ascoltava distrattamente e intanto fissava Sirion; l’ufficiale dei Boschi beveva ogni parola, i suoi occhi saltavano da Verkonnen alla mappa tenuta da Devrj, come a cercare conferme e spiegazioni.


“Grazie Verkonnen”, mise un punto fermo Belladonna quando il suo subordinato tacque. “Ci tengo a chiarire un punto: non possiamo lasciarci alle spalle forze potenzialmente ostili e la nostra scelta sarà tra sterminare la famiglia di Barbari che vive in quella città e prendere ostaggi. La scelta toccherà a te, Sirion”.

L’ufficiale dei Boschi sembrò non far caso all’omissione di ogni titolo, che faceva di lui un altro subordinato, e rispose: “Sì, mia signora”.
“E adesso bisogna brindare. Abbiamo poco da offrirvi, e di questo ci scuserete”.

Alle parole di Belladonna la Strega degradata, che era rimasta in attesa per tutto il tempo dietro la porta, spinse dentro Calibean e Lillian Fennersdottir. Legate l’una all’altra per il collo con due misure di canapa, indossavano solo la tunica grigioazzurra dell’armata di Castello Tonante e sembravano debitamente sottomesse ed obbedienti; non solo, anche infreddolite e spaventate.

Istruite dalla Strega, chinarono il capo in un saluto e servirono il liquore del Nord: una reggeva la fiasca, l’altra i piccoli boccali di legno e metallo tradizionalmente utilizzati dai Barbari. Sirion ed i suoi ufficiali, colti di sorpresa, persero buona parte della loro compostezza e furono richiamati all’ordine da Belladonna che propose il tradizionale brindisi alla Regina, alla vittoria e all’Armata, cui Sirion rispose brindando al Re e alla Patria come usava nell’Armata dei Boschi.

Gli ufficiali bevvero d’un fiato. Sirion ed i suoi subordinati tenevano ancora gli occhi fissi sulle prigioniere quando la Strega varcò la soglia e assunse la posizione di rispetto, facendo schioccare rumorosamente i tacchi dei pesanti scarponi presi ad un Barbaro che non ne aveva più bisogno perché aveva sottovalutato quella donna che, nella mischia lungo i vicoli della sua città, non aveva altro che un giavellotto sottile ed apparentemente fragile.
Belladonna voltò appena la testa per ordinare: “Fai pure rapporto”.
“Mia signora, Rebon sollecita la tua presenza presso il posto di guardia a nord”.

Belladonna si scusò con i suoi ospiti e fece un cenno a Devrj, per ordinargli di seguirla. Verkonnen rimase a far compagnia agli ospiti cui vennero di nuovo riempiti i boccali, prima che si decidessero ad usare le prigioniere.

Nel buio la linea delle sentinelle era quasi invisibile, così come il posto di guardia, una baracca tirata su con le tavole di legno che il battaglione ancora portava con sé e nella quale certamente ardeva un braciere ben mascherato. Belladonna, una volta che le sue pupille si furono abituate all’oscurità, distinse una figura in uniforme in posizione di attesa; sbatté gli occhi: la figura sembrava circondata da un alone luminoso, come quando si guardava controsole. Ovviamente non la vista ma il potere le aveva fornito quell’indicazione: lì, da qualche parte, c’era una fonte di potere, e quel lanciere la schermava e in qualche modo bloccava.

“Mia signora”, salutò Rebon facendo un passo avanti.
“Cosa ci fai qui, Rebon? Eri in libertà, Tessa non sarà contenta”.
“Mia signora, Tessa è nel posto di guardia”. Il piccolo lanciere assunse la posizione di rispetto e continuò: “chiedo il permesso di fare rapporto”.
“Accordato”.
“Mia signora, si sono presentati alcuni Barbari con bandiere di pace, e una di loro ha chiesto di parlare con te. L’alfiere mi ha fatto chiamare, ed io mi sono permesso di farla bendare e accompagnare qui”.
“Con me? Non con chi comanda?”, chiese incuriosita Belladonna.
“Per la precisione, ha chiesto di parlare con Morwen della Guardia, ora nota come Lunga Treccia”.
“Due stranezze. Cosa ne sanno i Barbari di me, e delle bandiere di pace?”.
“Ce n’è un’altra, mia signora. La Barbara ha il potere ma non lo controlla; e si tratta di un potere strano, ispira desiderio di giocare al gioco del piacere con lei. Penso che dovresti parlarle, ma prima proteggiti, mia signora”.
“E Tessa, che è lì con la Barbara? Non le troverò che giocano sul pavimento?”, chiese Belladonna come a lasciar fluire via la tensione.

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